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Popolo della libertà (parziale)

maggio 4, 2009

di Giulia Tossici

La Casa delle Libertà vs il Popolo delle Libertà. Lungi dall’essere un attacco fulminante di schizofrenia, il singolare paradosso è rimpallato sui media di tutto il mondo negli ultimi giorni: “Freedom House”, l’ONG americana che, fondata nel 1941 da Eleanor Roosevelt e Wendell Willkie per la difesa della libertà e democrazia, dal 1980 esamina lo stato dell’informazione in 195 Paesi di tutto il mondo, ha declassato l’Italia, per la prima volta, da paese “libero” a paese “parzialmente libero” in fatto di libera informazione.

“L’Italia – si legge nel Rapporto presentato a Washington – è scivolata nella categoria dei paesi ‘parzialmente liberi’ in ragione del fatto che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell’ eccessiva concentrazione della proprietà dei media”. Quest’ultimo fattore, in particolare, ha pesato sulla decisione dell’Osservatorio di Freedom House. A livello europeo (Europa nord-occidentale), l’Italia è l’unico paese, insieme alla Turchia, ad essersi colorato di “giallo” nella Mappa mondiale della Free Press delineata dall’indagine 2009 dell’Ong americana.

Per fortuna che il premier, in altre personali faccende affaccendato, non ha avuto il tempo di protestare contro l’ennesimo attacco comunista alla sua libertà di fare e disfare, mentire e smentire, cantarsela e suonarsela da sé. Ha affidato però a “Libero” l’implicita risposta all’inopportuno “fratello” d’oltreoceano: foto d’epoca e osé della neo-pasionaria Veronica, in pubblica polemica con Silvio per la sua malcelata propensione per veline e diciottenni rampanti.

Non si comprende, a questo punto, la ragione del declassamento.

clip_image002Il fatto è che per noi, nella geniale e incompresa era della comunicazione di massa tardo-berlusconiana, ci vorrebbe una categoria a parte. Altro che “Partly Free” o “Free”: l’Italia è “Extra-Free” (oltre!).

Ché da noi, in un solo punto, in due sole mani, e tutto concentrato al 100%, si fa, si dice e si manifesta pubblicamente non solo tutto il possibile ma anche e tanto l’intero e sconfinato campo dell’impossibile, impensabile, infattibile, inguardabile, incredibile….

Più “Liberi” di così?!?

freedomofthepress2009_mopfhttp://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=70&release=811

http://www.libero-news.it/articles/view/540414

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A proposito di territorio

febbraio 25, 2009

Leonardo Bianchi

Per affrontare il tema degli studenti, così detti fuori-sede, vorrei partire da una proposta avanzata dal Pdl del terzo municipio, ovvero: recintare piazza Bologna e chiuderla al pubblico dopo una certa ora della sera. Questo perché molti residenti del quartiere sono stanchi degli schiamazzi notturni, del chiacchiericcio di piazza e sono stanchi di tutti questi giovani che, soprattutto nei mesi più caldi, restano per strada fino a tardi. Per fortuna, la proposta, che è stata presentata per ben due volte in municipio, è stata bocciata in entrambe le sedute, ma resta comunque un esempio emblematico del modo di fare politica di questa destra italiana. Dico questo perché: alzare barricate a piazza Bologna per tenere lontani gli studenti è come mettere l’esercito per strada per risolvere il problema della sicurezza. Sono soluzioni sbagliate dettate dall’emotività del momento più che da una riflessione seria sull’argomento. Pensare che gli atti di violenza accaduti alla periferia di Roma siano un problema di forze dell’ordine o di scarsa illuminazione significherebbe non accorgersi di quello che è il dramma dei quartieri popolari, che vivono in uno stato di abbandono e degrado spaventoso.

La soluzione quindi, ancora una volta, è la riqualificazione e l’integrazione. Gli studenti rappresentano un’opportunità per Roma e al tempo stesso una ricchezza, non solo sul piano del contributo culturale che queste persone portano alla città ma anche in termini economici. Queste persone nella maggior parte dei casi prendono la residenza nelle città in cui studiano e un giorno lavoreranno qui. Ma volendo distogliere lo sguardo dal lungo periodo per fare un discorso più immediato possiamo dire che gli studenti fuori-sede ogni anno grazie alla loro presenza sul territorio sono diventati una delle risorse economiche più importanti. L’idea della “cancellata” di piazza Bologna è doppiamente discriminante proprio perché fatta da quelle persone che da un lato maledicono gli studenti e dall’altro chiedono loro affitti stratosferici per delle “topaie”. A quei residenti allora faccio una domanda: tra chi vive piazza Bologna alle tre di notte e chi affitta un posto letto a 400€, chi è il vero incivile?

Il problema però, come sempre, è un problema politico. La  politica di oggi non fa altro che parlare di giovani, di come andrebbero coinvolti e di quanto sia importante avere delle energie fresche da poter utilizzare nello sviluppo di questo Paese. Solo chiacchiere! Nessuno sta facendo nulla per cambiare lo stato delle cose! Gli affitti sempre più alti, le case sempre più disastrate ma le amministrazioni non si muovono. Il problema vero è che questi studenti non votano qui, mentre i residenti (votanti) vanno tutelati, protetti, coccolati, perché c’è sempre una tornata elettorale alle porte e la politica italiana vive in funzione delle prossime elezioni. Una politica che non progetta, una politica che guarda solo all’oggi, che non ha uno sguardo teso al futuro, capace di dare la possibilità a tutti i cittadini, residenti e non, di programmare la propria vita sul lungo periodo. Eccolo il problema! In questa ottica se l’obbiettivo sono le prossime elezioni le scelte devono essere degli spot e non delle soluzioni vere e così per risolvere il problema sicurezza si usa l’esercito e per gli schiamazzi dei giovani si usano le recinzioni. 

(Terza Generazione – Febbraio 2009)

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